Allenamenti

  

 


Laboratorio del governo di sé

Laboratorio del governo di sé

Un'idea semplice è un'idea indispensabile

Primo seminario: 7-8 novembre 2013 - "Allenamenti"

Appunti sparsi

 

Leonida Fusani


Allenamento viene da "lena", ed ha una radice comune con "anelare" (propriamente, avere un respiro affannoso).
Allenamento come:

  • acquisire la capacità di fare qualcosa,
  • aspirare ad essere capaci di fare qualcosa (è sia il mezzo sia il fine: l'allenamento può anche essere piacevole, come fare jogging).

Come si acquisisce la capacità di eseguire un compito complesso?

  • Un compito complesso: richiede una serie di azioni che di solito non facciamo e richiede un allenamento. E di solito è un compito che richiede una sequenza e si distribuisce nel tempo.
  • Un compito complesso è anche qualcosa di non legato alla cultura, ma per esempio cacciare: è naturale ma complesso.
  • Ciò che fa dell'uomo un uomo è la capacità di manipolare: egli ha un fine controllo delle estremità.

Abituazione è diverso da allenamento: la prima è la capacità di reagire in un certo modo.

Apprendimento: ci sono due fasi. "Fast stage" e "Slow stage": la prima dura meno ed è intensiva, la seconda impegna la maggior parte del tempo ed è più lenta (come incremento di apprendimento). Sapere questo serve per non frustrarsi, quando l'apprendimento non va più alla stessa velocità... La curva dell'apprendimento non è mai piatta, ma il limite è stabilito da noi stessi quando ci fermiamo.
Allenamento: implica tempo (un investimento temporale) e necessita di consolidamento.
Nelle fasi di apprendimento, la gratificazione non solo fa sentire più contenti, ma consolida la memoria.

Allenamento e attenzione
Test: Guarda il video
L'attenzione è selettiva: di solito se conti i passaggi della palla non vedi il resto...

  • c'è un livello in cui hai appreso un task e non ci pensi più, ma ti concentri su altro (come un pianista che, una volta imparato il pezzo, si può concentrare sull'interpretazione).

Apprendimento del canto degli uccelli
L'apprendimento vocale è fra i task più complessi (per esempio le scimmie non sono in grado, mentre lo fanno i cetacei, gli uccelli, gli elefanti...).
Gli uccelli hanno dei dialetti! Esattamente come per noi, per ragioni ambientali e di contesto sociale. Non è questione di DNA, ma di apprendimento.
La funzione del canto per gli uccelli è quella di trovare un partner per riprodursi.
[Il DNA ci dà dei limiti e noi siamo flessibili dentro quei limiti].
Negli uccelli i maschi sono stanziali e le femmine girano: solo i maschi cantano (tranne alcune specie tropicali), perché il canto è parte del corteggiamento.
Anche negli uccelli ci sono periodi più sensibili nell'apprendimento: 30-60 gg di età.
Così come per l'uomo: l'apprendimento di una lingua per essere madrelingua si ferma a 3 anni.
Dopo i 3 anni non siamo più in grado di rendere il nostro sistema vocale adatto a quei suoni.
Nella fase della "lallazione" i bambini già hanno memorizzato le parole, ma non riescono ancora a pronunciarle.
Tutte le forme di allenamento impongono una certa plasticità. Chi sa due lingue fin da piccolo, oppure suona uno strumento, sviluppa un lateral thinking, cioè una capacità di passare da uno schema mentale all'altro.

Una conoscenza consolidata ma lasciata lì, se viene ripresa, viene rimessa in gioco e si trasforma in altro: la si rende di nuovo plastica.
Noi apprendiamo anche "offline": mentre dormiamo consolidiamo ciò che abbiamo imparato di giorno.
L'apprendimento di task motori migliora la plasticità, ma non ha effetto permanente se non c'è allenamento.
Il cambiamento aiuta la plasticità: esempio del corvo della Nuova Caledonia, considerato l'animale più intelligente al mondo dopo l'homo sapiens: usa strumenti che si costruisce da solo e quando cambiano le condizioni, lui cambia gli strumenti.
[LINK AUDIO FUSANI 1 (1 e 2)]
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Alessandro Marangoni


 

Problema: come organizzare il proprio tempo, il proprio studio?

Aristotele: noi siamo ciò che facciamo, abitualmente (ripetutamente).
Allenamento e perfezionamento: dopo il diploma in Conservatorio, incontrai un maestro che mi disse che non "sapevo studiare"!

Problema: come fare per sviluppare un metodo efficace per allenarsi in modo economico?

Serve rigore.
Il pianista classico è un co-creatore: deve far rivivere le opere d'arte scritte da altri.
La partitura è un codice: il musicista rendere viva quell'opera.
Il talento è un dono? Certo è che più hai talento e più devi allenarlo.

Organizzare l'allenamento
Organizzare il tempo (viaggi, studio, etc.)
Allenarsi a fare le cose in fretta e bene
Ciò si acquisisce nei primi anni di studio (in età giovane)
Precisione - dedizione - regolarità
Arthur Rubinstein diceva: se per un giorno non tocco il piano se ne accorge Dio, se non lo tocco per due giorni se ne accorge mia moglie, se non lo tocco per tre giorni, il mondo intero.

Capita di non suonare un brano per 3-4 anni e riprenderlo e notare una maturazione: una risoluzione di quello scoglio, quel passaggio senza averlo più studiato...
Se si confrontano 3 esecuzioni registrate ad anni di distanza, si notano grandi differenze (tempo metronomico, interpretazione, approccio, tocco...): sono cose calcolate, frutto di studio e allenamento, ma anche immediate, nate al momento.

Il confronto con i modelli: lo studio (allenamento) si cerca di farlo astraendosi dal confronto con i maestri Prima cerco di studiare la struttura cruda, così com'è.
Imparare ad ascoltare altra musica è un altro allenamento. Si allena anche il gusto.

Ci si allena da soli e si esegue la performance in pubblico.
Il direttore d'orchestra percepisce alle sue spalle l'empatia del pubblico.
Come ci si allena per il pubblico?
Ci sono cose per cui è difficile capire come allenarsi per ottenerle.
Un vuoto di memoria può arrivare, per cui ti alleni anche per quella circostanza.
Io mi stabilisco dei "paletti" durante le esecuzioni e di lì so come comportarmi, so come devo andare avanti.

Poi Alessandro Marangoni ha mostrato un video del suo Chromoconcerto ed ha mostrato dal vivo come funziona suonando una tastiera collegata al software.
Il software rappresenta sul video alcuni colori in base alle note suonate e alle tonalità in cui si sta suonando.

Il Chromoconcerto è un aiuto alla comprensione. Quando suono io immagino molto e spesso trovo corrispondenze scientifiche.
La stessa corrispondenza semantica "tonalità musicale" e "tonalità cromatica" mi ha suggerito questo software.

[LINK AUDIO MARANGONI 1 (1 e 2)]

 

Venerdì 8 novembre. Discussione di gruppo
Introduzione di Guido Bosticco
Non ho trovato un filo facile, come altre volte è capitato, per riunire in un discorso lineare ciò che ho capito ieri. E questo, devo dire, è un ottimo segno: significa - parlo per me - che ho incontrato temi e nodi piuttosto complessi, quindi potenzialmente molto utili, una volta compresi...

  • Buona abitudine (good practice) - posizione continua di atti buoni (Aristotele) - ripetizione (repetitions, le prove in francese)
  • E' una sequenza (ha sottolineato Leonida)
  • Serve tempo: capacità di gestione del tempo (ha detto Alessandro subito) in chiave economica
  • Quindi per allenarsi occorre già una certa pre-competenza e una certa attenzione (parola uscita ieri)... bisogna allenarsi a imparare a gestire il tempo per potersi allenare?...

Allenamento non è l'acquisizione di esperienza (arricchimento della conoscenza, di un tipo di conoscenza), ma è una sequenza di atti che serve per acquisire la capacità di eseguire un compito complesso.
Il consolidamento di questa sequenza è fondamentale e si ottiene con un periodico richiamo (ancora il tempo).
Il miglioramento di questa sequenza può ingenerare frustrazione poiché lungo il percorso di apprendimento vi è una fase (ampia) di progressione lentissima. Ma la linea non è piatta finché non lo decidiamo noi.

Domanda: quando l'allenamento è sufficiente?
Quando la preparazione a raggiungere un obiettivo (o un comportamento funzionale ad un obiettivo) è terminata e l'obiettivo è raggiunto.

  • Questo è un modello che ci tiene lontani dall'ossessione di un perfezionismo fine a se stesso, per esempio.

Ieri mi aleggiava in testa un'altra domanda: come possiamo inserire la pratica quotidiana in una visione più ampia e generale? Come possiamo dare un senso più ampio a gesti piccoli?
E man mano che passava il tempo vedevo delle risposte: sentire Chopin suonato bene è una risposta.

Per eseguire compiti complessi occorre dividere un insieme che è l'obiettivo, cioè il comportamento finale che vogliamo essere in grado di assumere, e le componenti, i moduli, i gesti, le micro-pratiche che insieme formano il comportamento finale.
Una volta fatta questa divisione ci accorgiamo che a ciò si aggiunge qualcosa che non abbiamo del tutto definito, qualcosa che rende l'insieme superiore alla semplice somma delle componenti (un Notturno di Chopin, lo abbiamo visto è più della somma delle sue note).
Così come il saper fare bene dei task in sequenza assume una forma finale (giocare a golf, suonare, ballare, sciare) che è più della semplice sommatoria di quei task/gesti.

Questo qualcosa è il talento? è l'intenzionalità? è l'espressione? il caso? la fortuna? la volontà? (forse è di più, è più complesso) forse... è una tensione tra l'affinamento/sfruttamento di abilità e l'esplorazione/improvvisazione di possibilità nuove? (exploitation/exploration)
Questa tensione è ciò che ti porta ad attendere (anche con un certo godimento) di vedere cosa accadrà nell'esecuzione dal vivo del tuo prossimo concerto.

Altra domanda: a cosa ti alleni come pianista, fra un concerto e un altro? Ad affrontare un istante di ignoto? Quale pratica ti può aiutare in ciò?
Forse non una pratica soltanto orientata all'oggetto (tecnica motoria sul pianoforte oppure brano musicale) ma su te stesso, cioè sulla tua relazione con l'oggetto (sia esso il pianoforte, brano, pubblico, performance). 

Per fare ciò, serve:

  • ripetere
  • consolidare la memoria
  • perfezionamento
  • rigore
  • precisione
  • dedizione
  • regolarità.

"Più c'è talento, più serve allenamento", ha detto Alessandro. Un bel paradosso. E una bella lezione, direi.

Il musicista all'atto della performance è la metafora perfetta: ti alleni in uno stato "normale" per fare una performance. Ma fai quella performance in uno stato non normale, in condizioni emotive diverse (magari la morte di qualcuno di caro proprio quella sera, o un pubblico distante, o un pianoforte scordato...).
Torno alla mia riflessione: ti alleni su di te e non solo sulla cosa

Per fare ciò, serve:

  • sviluppare la percezione
  • vedere le cose con un occhio diverso: il Chromoconcerto, il software vuole fare quello: sviluppare/sollecitare l'occhio per allenare l'orecchio.

Come diceva Sandokan sull'arte del combattere con la scimitarra: "La forza del braccio sta nella sicurezza del piede".
Per questo alleniamo i piedi: per avere braccia forti.

Antonella
Ho conosciuto bene Stefania Belmondo, l'atleta di sci di fondo. Ho capito l'importanza della gradualità dell'allenamento in funzione di obiettivi di volta in volta aumentati, in visione di quello finale.
Il fare richiede una spinta interiore: è una questione biochimica forse.

Leonida
Non c'è un mix che metta qualcuno in una certa predisposizione, ma ci sono dei neurotrasmettitori che funzionano in questo senso (serotonina, dopamina...).
Lo stress è cosa positiva perché aiuta a risolvere un problema (a meno che non sia cronico, nel qual caso diviene esso stesso un problema).
La vita non è sempre e solo una battaglia: già noi siamo tutti vincenti evolutivamente, per il solo fatto di essere qui.
L'allenamento presuppone un obiettivo stabilito, che magari non è vincere, ma essere fra quelli bravi, i migliori anche se non il numero uno.
Anche nell'evoluzione ci sono quelli vincenti e altri no.
Il leader è sempre sfidato e quindi sempre sotto stress.

Delia
C'è una relazione fra allenamento e autostima? La mancanza di autostima è il risultato di un allenamento sbagliato o mancato?
Forse sì, se assegni un target che solo uno può raggiungere e gli altri si sentono perdenti.
L'autostima si ottiene ponendosi obiettivi raggiungibili.

Piero
Dal punto di vista aziendale, se do un obiettivo e nessuno lo raggiunge, ho dato io un obiettivo sbagliato

Leonida
Gli animali hanno delle strategie secondarie (condizionali): ottenere un obiettivo attraverso una via diversa, evitando la frustrazione.
Siamo più efficienti se tutti i giorni ripetiamo alcune sequenze (abitudini).
Ci alleniamo a qualcosa e ciò ci aiuta anche a coordinare meglio altri campi, perché certi meccanismi sono gli stessi.
Negli animali, l'incentivo è mangiare e riprodursi.
E il gioco, negli animali a cosa serve? Serve proprio ad allenare i muscoli e i circuiti neuromuscolari che si utilizzano raramente (ormai) ma che sono di vitale importanza.
Il comportamento re-diretto degli animali: giocano gli animali domestici perché non possono cacciare.

Teresa
Mi ha colpito molto la frase di Alessandro per cui il direttore d'orchestra ha gli occhi anche sulle spalle e "vede" il pubblico.

Alessandro
Il direttore dirige magari 400 persone e deve quindi avere leadership (è l'ultimo dittatore della storia, si dice...). A lui serve la capacità di manipolare la massa.

Leonida
Siamo abituati a pensare al "mondo davanti a noi" perché abbiamo gli occhi davanti, ma l'udito e gli altri sensi sono a 360°!
Riguardo al tema che sta emergendo, penso che il problema sia questo: chi vince, in un contesto di risorse limitate, sposta risorse togliendole a uno perdente. Ma le strategie condizionali (if... then) ti permettono di sfruttare anche risorse secondarie.

Piero
Voglio avere tanti frigoriferi o ascoltare buona musica? Cioè: mi concentro su un obiettivo che mi obbliga a porre l'attenzione su beni/risorse finite o infinite? Nel primo caso sono sicuramente perdente...

Leonida
Strategie alternative (basate sulla frequenza): ci sono uccelli pescatori e altri ladri. Il bilancio è mantenuto dalla frequenza: pochi ladri e tanti pescatori. Se si sposta l'equilibrio poi tenderà a riequilibrarsi.


Visione di alcuni video di animali riguardo alle modalità di apprendimento

Come apprende l'homo sapiens? Nella fase di apprendimento rapido funziona il cervello e con esso alcune parti corticali. Nell'apprendimento lento invece (quando cioè diventa automatico) e con il consolidamento di un'azione, ho bisogno di meno energia e quindi la libero per altre attività: c'è meno coinvolgimento del cervelletto, non più coscienza e cervello striato.
L'allenamento serve a portare la nostra esecuzione di task in automatico per liberare energia.
L'allenamento è economico.
I cambiamenti che giungono con l'allenamento, si degradano senza mantenimento (a differenza della memoria episodica).
Vi è anche una modificazione permanente della memoria bianca: avviene per esempio ai musicisti, correlata con la quantità di studio (fino all'adolescenza): questo stimola la capacità di sincronizzazione fra diverse aree corticali.
Il dormire è una fase fondamentale del consolidamento e serve per la memoria a lungo termine, mentre è inutile per quella a breve termine.

La mattinata si conclude con la prova di un piccolo esperimento di memoria (su una sequenza di note musicali) grazie alla collaborazione di Claudia e poi con un giro fra i partecipanti, con la domanda: "Che cosa mi porto a casa da questi due giorni"?

[LINK AUDIO VENERDI' MATTINA (1 e 2)]